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È il 1962. Lo scrittore Richard Matheson incontra Alfred Hitchcock per definire le basi del lavoro che avrebbe portato alla sceneggiatura del film Gli Uccelli. Un anno dopo, il trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti, John Fitzgerald Kennedy, sarebbe stato assassinato a Dallas; un evento che segnerà profondamente Matheson – come tutti gli americani della sua generazione; come vedremo più avanti, pare che l’ispirazione per Duel gli verrà proprio in quel giorno del novembre ’63.

Il meeting con Hitchcock si fa senza agenti e intermediari. Ma il rapporto tra i due non decolla. Riportano le cronache che il maestro troncò con un secco “no, no, no!” lo schema proposto dallo scrittore americano, più giovane di lui di una trentina d’anni. Il problema era che secondo Matheson tutti quegli uccelli previsti da Hitchcock “non dovevano comparire così spesso” sul video. Tanto bastò per far girare i tacchi al buon Alfred, evidentemente non disposto a rinunciare all’assortimento di volatili che aveva in testa. Doveva andare così: del resto il risultato fu una pellicola considerata in seguito un classico del brivido, e quanto alla collaborazione tra i due si sarebbe limitata, più avanti, ad alcuni episodi della serie di telefilm curata dal regista inglese.

Una decina di anni dopo, il destino di Richard Matheson incrocia ancora una volta un regista, un enfant prodige di nome Steven Spielberg che decide di realizzare un lungometraggio da un racconto dello scrittore. Il film si chiama Duel ed è realizzato inizialmente per la televisione, ma il grande successo porta il regista a realizzare una versione più lunga adatta all’uscita in sala.

La storia è nota. Un autista sta raggiungendo in automobile un appuntamento di lavoro, a San Francisco, quando si imbatte in un gigantesco autotreno. Subito Mann, l’autista, scopre che il conducente del camion ha un comportamento apparentemente illogico. Oppure sì logico, ma nel senso che l’autotreno ha scatenato una folle caccia su strada. E il grande rullo d’asfalto americano scopre così l’inferno, dopo essere stata il mito e l’essenza stessa della beat generation.

Mann è diretto a San Francisco, una delle città cara agli occultisti, attraversa un paesaggio desolato, puntellato da cartelli minacciosi e da un paesaggio che alternando colline e pianure sconfinate ricorda da vicino l’immensità spaventosa di un oceano. L’oceano, su cui prende corpo la sfida fondante della letteratura americana, quella tra il capitano Achab e Moby Dick, la balena bianca. In Duel è il colossale autotreno, piovuto dall’inferno e guidato dal pazzo Keller a cacciare la sua preda. La storia si ribalta, e l’incubo si sposta sulle strade, simbolo stesso del sogno americano e della libertà di muoversi.

Considerato uno dei capolavori di Steven Spielberg, Duel compie  cinquant’anni. Il produttore gli diede dieci giorni per girarlo. Lui accettò e riuscì a finirlo in tredici giorni, una velocità quantomeno pari a quella del Peterbilt 281, il camion più temuto della storia del cinema.

 

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