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Cinema Lux © Ludovico Cantisani

di Ludovico Cantisani

Pierluca Sforza è un giovane esercente che si occupa della gestione delle sale del circuito Cinema di Roma (Lux, Tibur, Intrastevere e Odeon), membro del consiglio direttivo dell’Associazione Nazionale Esercenti Cinema del Lazio.

Qual è il tuo background e quando hai iniziato ad occuparti della gestione della sala che poi sarebbe diventata il cinema Lux?

Ho iniziato a lavorare nell’edificio del Lux subito dopo aver finito la scuola superiore, nei primi anni novanta, quando la struttura però era una discoteca: sono passati oltre trent’anni! Ho iniziato lì e anche se ho  ampliato le mie esperienze, lì sono tornato! Pur non essendo di quel quartiere, il Trieste-Salario, ci lavoro da così tanto tempo che lo sento parte di me. Nello stesso edificio della discoteca c’era stato un vecchio cinema storico di Roma, il Cinema Alcyone, che aveva attraversato gli anni d’oro del cinema italiano ma che dopo gli anni settanta aveva chiuso. Era una struttura molto particolare, disegnata dallo stesso Riccardo Morandi del ponte di Genova.

Un’immagine d’epoca che ben mostra il progetto di Riccardo Morandi durante la costruzione del Cinema Alcyone, a Roma, agli inizia degli anni ’50 .

Qual era stato il coinvolgimento dell’architetto Morandi nel design dell’originale struttura?

Era stato Morandi stesso a progettare quel cinema negli anni settanta. Conserviamo ancora nell’attuale cinema Lux di adesso delle foto della sua costruzione: architettonicamente era molto all’avanguardia, aveva un sistema molto particolare di scale che sembravano davvero sospese nel vuoto. Si trattava di un design innovativo, tuttora studiato nei libri di architettura.

Quando ha riaperto poi il cinema e come è diventato il Lux che conosciamo?

Il cinema Lux ha poi riaperto nel 1997: Michele Franceschelli, ex-direttore Rete4 che lavorava in Cecchi Gori era arrivato da poco a Roma da Genova e voleva trovare dei vecchi cinema da rilevare e modernizzare. Il Lux aprì con sole una o due sale all’inizio: già era previsto di fare una ristrutturazione della struttura da cui si sarebbero ricavate sette sale, ma siccome i lavori andavano per le lunghe, prima hanno riaperto le due sale al piano terra, in occasione dell’uscita di Titanic, poi le sette sale col tempo sono diventate addirittura dieci. Per un po’ ci fu una convivenza tra la discoteca in cui io stesso avevo lavorato e le sale, poi il titolare ha acquistato anche i locali della discoteca e hanno ampliato ulteriormente il cinema.

Tu come sei passato dal lavorare alla discoteca al cinema?

Io sono arrivato a lavorare al Lux proprio perché già lavoravo nello stabile. Michele Franceschelli mi aveva chiesto di incontrarci per discutere di alcuni dettagli pratici sulla convivenza tra discoteca e sale, poi però ci siamo trovati bene e per qualche anno abbiamo collaborato assieme.

Tu hai avuto anche una parentesi come direttore commerciale della casa di distribuzione Lucky Red. Cosa ricordi di quell’esperienza e quali titoli hai trattato?

Dopo l’esperienza al Lux e all’Odeon del gruppo Franceschelli sono andato per un po’ a lavorare per il gruppo Cecchi Gori all’Adriano di piazza Cavour, e poi sono stato chiamato alla Lucky Red, quando ancora era una casa di distribuzione relativamente piccola. Assieme ad Andrea Occhipinti e agli altri professionisti che allora facevano parte del reparto di distribuzione abbiamo sviluppato un progetto proprio per ingrandire la società di distribuzione, cosa che sicuramente ha funzionato. Ricordo il primo film di cui mi sono occupato, Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, un film molto bello con protagonista Omar Sharif, presentato alla stessa edizione nella quale l’attore ha ricevuto il Leone d’Oro alla Carriera. Da The Others con Nicole Kidman ai film di Pedro Almodóvar, ho avuto voce in capitolo grossomodo su tutto il listino di Lucky Red dal 2003 al 2010.

Cinema Lux © Giorgia Vaccari
La struttura del cinema Lux come appare ai giorni nostri.

Qual è adesso il tuo ruolo all’interno del circuito Cinema di Roma e come gestisci le sale del Lux, del Tibur, dell’Intrastevere e dell’Odeon?

Dopo Franceschelli i nuovi proprietari del cinema Lux erano diventati Leandro Pesci e Mario Fiorito, che stavano sviluppando una rete di cinema più ampia che è Cinema di Roma, e che attualmente è formata dai quattro cinema che tu citi. Avevo già lavorato con Leandro Pesci quando stavo in Cecchi Gori, e nel 2010 ho trovato con lui un accordo per proseguire un percorso insieme. Io mi sono sempre sentito più esercente che distributore, ed è stata un’esperienza molto interessante poter collaborare con Leandro alla gestione di quei quattro cinema e anche di altre sale nella provincia che adesso abbiamo dato in gestione.

Nei mesi scorsi hanno fatto il giro delle testate romane i disegni appesi dai bambini alle finestre del Lux per esprimere la loro nostalgia del cinema. Come avete vissuto i mesi della chiusura e quali esternazioni hai avuto dalla comunità del quartiere Trieste-Salario? 

I mesi della chiusura delle sale sono stati drammatici: nessuno se l’aspettava ed eravamo davvero allucinati, la pandemia è stata qualcosa di veramente surreale che ha bloccato tutto il mondo e ha bloccato anche noi. Pian piano abbiamo cercato di capire come fare per portare avanti il cinema e la cultura in situazione inedita, con tutte le varie proposte che si sono avvicendate nei mesi del lockdown come “apriamo drive-in”, “apriamo le arene”, “troviamo un altro modo di coinvolgere il pubblico”. In estate abbiamo visto la luce, poi di nuovo c’è stata la seconda chiusura invernale. Sia al Lux che anche all’Odeon, al Tibur e all’Intrastevere abbiamo ricevuto un grande appoggio da parte dei nostri clienti: l’apice è stato il giorno della Befana, quando abbiamo trovato appesi sulle finestre del Lux i disegni dei bambini, tristi perché quel giorno non potevano andare al cinema come tutti gli altri anni. E i nostri clienti ci sono vicini anche adesso che abbiamo ripreso.

Con quali titoli avete adesso riaperto e come state affrontando le difficoltà di queste prime settimane di programmazione?

Abbiamo potuto con pochi titoli, anche se alcuni già sono disponibili sulle piattaforme. Abbiamo deciso di riaprire, pur sapendo che sarebbe stato difficile e che ci saremmo dovuti rimboccare le maniche, semplicemente perché ci tenevamo a tornare a proiettare film per tutti i nostri clienti, per presidiare il territorio e per dare un segnale di speranza anche a noi e al nostro personale. Questi primi mesi di riapertura saranno difficili, ma vediamo la luce in fondo al tunnel, e da settembre in poi siamo sicuri che le cose andranno per il meglio: il cinema è socialità, le persone vogliono tornare al cinema, negli ultimi dodici mesi c’è stata una grande produzione di film destinati alle sale che non sono potuti uscire e che da settembre in poi usciranno. Io stesso ieri, per la prima volta dai tempi del primo lockdown, sono riuscito a vedere un film al cinema in una proiezione privata. Mi sono nuovamente emozionato, e ho capito una volta ancora l’esigenza e la necessità dell’esperienza di sala: vedere un film sul grande schermo con altre persone è un’emozione insostituibile.

Cinema Lux © Ludovico Cantisani
L’entrata del Cinema Lux con i tavolini esterni del bar.

Per far fronte al Coronavirus il Lux è stato momentaneamente adibito con una zona bar, ma hai dichiarato che lo vorrai mantenere anche a pandemia finita. Il Coronavirus come ha cambiato la tua percezione della sale e del ruolo del cinema nel tessuto sociale?

Il bar lo abbiamo fortemente voluto proprio per poter riaprire e per poter stare vicini ai nostri clienti, e anche ai nostri dipendenti: siamo riusciti ad aprire il bar, impiegando una parte del personale, sin dalla mattina, laddove prima ovviamente stavamo aperti solo di pomeriggio. Comunque, anche solo entrando per un caffè al volo, nel bar si sente il profumo del cinema. Quando le sale erano ancora chiuse i clienti venivano, stavano lì, prendevano un caffè o un cappuccino, qualcuno veniva a studiare perché siamo attrezzati con una rete internet, qualcun altro più anziano veniva a sentire le notizie perché abbiamo anche una tv: insomma, il nostro è stato è stato un modo per far vedere che il cinema non era morto, che eravamo presenti e aspettavamo solamente l’okay del governo per riaprire, e infatti dal primo giorno possibile abbiamo riaperto.

Quanto pensi che il Covid abbia cambiato la percezione dell’esperienza in sala per voi stessi e per gli spettatori?

Il Covid ci ha segnato, sicuramente, ma adesso mi sembra che il pubblico viene con molta fiducia, non ha paura a tornare al cinema come io all’inizio avevo temuto: le persone rispettano le regole, indossano le mascherine, usano il gel, sanno di dover entrare da una porta e uscire dall’altra. Tra l’altro le nostre sale sono attrezzate con l’aria condizionata, c’è un continuo ricambio di aria fresca, e questo fa sì che le persone si sentano sicure e tornino al cinema molto volentieri senza particolari paure. Siamo consapevoli che per un periodo andremo avanti ancora così, poi vedremo ripristinata la normalità di prima, e in sala si sentirà di nuovo l’odore del popcorn e non più quello del sanificatore!

Quale futuro vedi per la sala? Come pensi che possa reggere il passo con le piattaforme streaming, sempre più diffuse dopo la pandemia?

Le sale e le piattaforme ovviamente devono imparare a saper convivere, e penso che il Covid abbia solamente accelerato i tempi di questa convivenza: pensavamo che sarebbe accaduto più avanti che le sale e le piattaforme quasi si sovrapponessero anche per quanto riguarda le date di uscita dei film, ma questa è la situazione che stiamo vivendo adesso. La centralità della sala sta nella sua socialità: la sala è la vetrina di un film, ed è il ricordo del passaggio in sala ciò che porta a vedere o rivedere un film anche quando poi viene distribuito in DVD o sulle piattaforme di noleggio e streaming. Quando entri in sala ti trovi in mezzo ad altre cento o duecento persone, che ridono per una battuta del protagonista o che magari se ne vanno dicendo “che film brutto”: è anche per questo motivo che gli attori, i registi e i talent di ogni tipo vengono al cinema e si nascondono nel pubblico per seguirne gli umori, cosa che mai potresti fare con una piattaforma streaming. Per i film distribuiti in piattaforma non si può valutare veramente se sono piaciuti o no, non con tanta precisione almeno. Io sono sicuro che il cinema continuerà a esistere, andrà modificandosi sempre di più nel futuro ma in bene: certo saranno premiate le sale che accoglieranno i loro clienti nel modo più confortevole, sia a livello di personale che a livello di ambienti che a livello di facilitazioni telematiche come la possibilità di prenotare il biglietto online. Vedere il film al cinema è un’altra cosa che vederlo a casa, e non dico solo i film d’azione o con molti effetti speciali che sul grande schermo fanno altro effetto: questo vale anche per i film del David che hanno vinto pochi giorni fa, vedere un’opera come Volevo nascondermi sul grande schermo è un’altra cosa che vederla in televisione. E poi serve la socialità, come dicevamo prima: ci si veste, si esce di casa, si cerca parcheggio, si cerca una babysitter per tenere d’occhio i bambini: tutto questo fa parte di un rituale, che è l’esperienza di sala.

Quali potrebbero essere allora, dal tuo punto di vista, delle nuove strategie di comunicazione per mantenere in vita il “rituale” della visione dei film sul grande schermo?

Secondo me noi esercenti dobbiamo puntare innanzitutto a far capire quanto importante possa essere per una persona andare al cinema: prima era una cosa quasi scontata, adesso dobbiamo ripristinare l’abitudine. Durante la cerimonia di premiazione degli Oscar è stato trasmesso uno spot bellissimo proprio per supportare il ritorno in sala, e venivano intervistati i lavoratori dello spettacolo, quelli che lavorano fisicamente al cinema, quelli che stanno in cassa, quelli che staccano i biglietti, quelli che vendono i popcorn, tutti accomunati dalla passione per il cinema. Il cinema è un’altra cosa rispetto al trascorrere una serata tranquilla sul divano, e dobbiamo puntare a comunicare questo: poi è ovvio che i film fanno la loro parte. Certo ha ragione Pierfrancesco Favino a dire che serve pensare a un’educazione cinematografica a scuola, durante l’orario scolastico: sarebbe bello poter organizzare matinée per spiegare ai bambini e ai ragazzi in età scolare tutto il lavoro che c’è dietro a un film.

Il cinema Lux si trova in via Massaciuccoli 31 a Roma. Fa parte del circuito Cinema di Roma

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