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CineVillage Parco Talenti

di Stefano Scanu

Prima ci hanno provato i vandali a una settimana dall’inaugurazione sfregiando lo schermo manco fosse una tela di Fontana, e poi gli elementi che si sono accaniti su Roma scaricando una gragnola di pioggia e ghiaccio; eppure alle 20,30 dell’11 giugno il CineVillage Parco Talenti apre regolarmente le porte per la terza edizione. Quasi settecento posti che gradualmente si riempiono (distanziamento permettendo) mentre il sole tramonta dietro gli alti condomini di via Ugo Ojetti. Gli abitanti improvvisano una galleria sulle terrazze intorno, un uomo ha attrezzato il balcone con tavolino e birra. Stasera si fa il cinema ma senza film, tutt’altro spettacolo. 

Le arene sono cinema decappottabili, debordanti, contaminati e contaminanti, i suoni e le immagini dei film invadono le piazze, i chiostri delle chiese, i cortili dei licei romani, i parchi e le ville. I volti degli attori non stanno nello schermo, scivolano oltre animando la facciata degli edifici appena dietro, entrano dentro: le rughe di Anthony Hopkins in cucina, l’occhio di Elio Germano in bagno, sulle terrazze, e poi i rumori di quelle case tornano indietro amplificati fondendosi a quelli del pubblico. Per quanto ci si provi con reti e siepi, non si riesce a rinchiudere le arene tra quattro mura imbottite, è come se l’austerità dell’inverno svanisse per lasciare posto all’improvvisazione estiva. Durante queste serate gli aerei sorvolano la platea, stormi di parrocchetti attraversano lo schermo, le campane suonano, le sirene in lontananza amplificano la suspense mentre il Tevere, l’Aniene o il lago di Bracciano gorgogliano accanto alle prime file. Malgrado ciò tutto funziona come deve, nessun disturbo, non è disagio, è cinema aumentato, un po’ finzione e un po’ realtà. 

In fila per entrare nell’arena ci sono soprattutto giovani, giovanissimi, con la scuola alle spalle e le vacanze davanti, e poi coppie, famiglie, curiosi e qualche indigeno venuto a fare il tifo con il tricolore e la tromba da stadio. Un euro ciascuno, una spruzzata d’Amuchina e siamo dentro.

Sotto il palco ci sono i ragazzi di Ultimo Uomo che snocciolano statistiche e analisi, che insomma non abbiamo grandi individualità ma suppliamo con il gioco di squadra, che dobbiamo attaccarli sulle fasce perché quelli pensano solo a fare il catenaccio e a ripartire eccetera eccetera, mentre sullo schermo gigante alle loro spalle va in scena la cerimonia inaugurale all’Olimpico di Roma: le autorità in tribuna, il primo piano austero del presidente Mattarella, Totti, Nesta, il faccione di Varriale, i particolari dei bambini con la faccia dipinta, gli U2 e Bono che sembra un ologramma dall’aldilà, poi su tutti Bocelli che va sempre più su mentre chiude l’aria, all’alba vincerò, vincerò, vincerò, lo stadio è una santabarbara, applausi in campo e pure in quest’arena che fa un po’ da appendice, da curva Talenti. Entrano le squadre, partono gli inni nazionali, prima quello turco che suona decisamente più marziale del nostro, si alzano allo stadio e si alzano pure qui. Il cronista legge le formazioni: Cakir, Celik, Karamar e così via, poi i nostri con Donnarumma, Berardi, Locatelli, la telecamera li inquadra uno a uno, la faccia sbarbata di Barella, il naso guelfo di Chiellini. Poi l’arbitro fischia l’inizio, ci sediamo tutti e si comincia. 

Se ora stessero proiettando un film ce ne staremmo composti e assorti, attenti ai suoni, alle inquadrature, a non infastidire chi ci sta accanto, probabilmente ci emozioneremmo per le stesse scene ma in modo più intimo, senza darlo troppo a vedere, mentre guardare la partita in un’arena ricorda più i vecchi teatri d’avanspettacolo, con il pubblico che esulta, commenta e ribatte colpo su colpo ogni cosa che accade sul palco, non mi stupirei se adesso qualcuno lanciasse un gatto sulla ribalta come in Roma di Fellini; insomma si prova tutti lo stesso sentimento ma senza pudore, giusto un po’ più sbracati. Per dire, quando al 3′ del primo tempo Yacizi sbaglia il passaggio, dal fondo parte un daje, che so’ già cotti! Per ogni gol mangiato un tipo accanto a me ribadisce che lo segnava pure suo figlio di cinque anni che gli siede in braccio con la maglia azzurra. Al 17′ quando Insigne cicca la palla davanti alla porta, il tipo scatta in piedi e offre il bambino al cielo manco fosse  Il re leone, al piccolo gli si sono allargati gli occhi, e chi lo aveva mai visto uno spettacolo del genere? Pure Insigne da qui sembra un gigante. Intanto la partita va avanti, Calhanoglu scala la difesa, raglia, si mangia l’aria, Bonucci spazza via la palla e tutto quello che c’è intorno. Sarà l’odore del prato umido o la brezza estiva che ammalia un po’ tutti ma sembra proprio di essere anche noi là, ogni tanto arriva pure il profumo del toscanello che fuma un signore in platea e quello di fritto dei chioschi accanto. Poi al 44′ l’olandese Danny Makkelie, poliziotto per professione e arbitro per vocazione, nega un clamoroso rigore a Spinazzola per fallo di mano di Celik, in controluce sotto lo schermo si alza automaticamente una mano con l’indice e il mignolo alzati, il tizio sul balcone non è da meno. Tutto regolare spiega Makkelie ai giocatori, mano congrua, traduce il cronista. Mano congrua? E che vuol dire? Che è sostanziosa? Cospicua? Che è adeguata? Forse Celik ha una mano così considerevole che non poteva fare altrimenti quindi appropriata a lui e alla situazione, rimane il dubbio mentre si riaccendono le luci. Intervallo, fine primo tempo, che sia un film o una partita il senso non cambia e nemmeno i riti: qualche telefonata, qualche tiro di sigaretta, un commento mentre si fa la fila per il bagno e poi si riprende, qualcuno spruzza un po’ d’Autan, qualcuno indossa il giacchetto, gli alberi dietro lo schermo oscillano mentre vanno in onda gli highlights. 

Stasera siamo il centro del III municipio, ci sono anche il presidente Giovanni Caudo e l’assessore alla cultura Christian Raimo che ribadiscono l’offerta: il programma di giugno è ricchissimo, da queste parti passano a presentare i loro ultimi lavori Pietro Castellitto, Gabriele Muccino e lo stesso fanno Matteo Garrone, Federico Zampaglione e Alex Infascelli per una rassegna di eventi che va da Pinocchio a Totti passando per Morrison. E poi Cineasti di parole, Enrico Vanzina, Ozpetek, Vicari che vengono a raccontare i loro libri e molto ancora. Al Cinevillage che sia tomo, pellicola, partita o dibattito poco importa, uno spettacolo è sempre uno spettacolo, pensato e confezionato appositamente per noi, per questa parte vastissima di città e per la nostra estate romana e popolare. 

Come al cinema, la seconda parte è quella della catarsi, dove si deve chiudere ciò che è stato aperto fin lì, anche noi ora siamo tutti tesi, smaniosi di esultare, di chiuderla. E infatti il secondo tempo va via liscio o sul velluto, come rimarca il commento tecnico, al 53′ Berardi se ne scappa sulla destra, crossa in mezzo senza tanti complimenti dove Demiral ci fa un bel regalo. Il primo è un autogol ma chi se ne frega, saltiamo sul seggiolino comunque, ci abbracciamo, trombe, fischi, gesti dell’ombrello, la birra tracima dai bicchieri di plastica, esultiamo noi mentre esultano quelli dell’Olimpico sullo schermo, in un gioco di specchi infinito tra spettatore, attore e tifoso, pooo po po po po pooo pooo, era dall’anno scorso che lo si soffocava, non si riusciva più a tenerlo.

Dieci minuti dopo, Immobile s’infila in aria, Cakir respinge ma Ciro c’ha una tigna che se lo mangia e ribatte in porta, 2 a 0. Ciro Ciro gridiamo tutti come una folla di Sandra Milo, il bambino con la maglietta azzurra è stordito ed eccitato, corre sotto il palco con la bandierina, quando sarà grande non si ricorderà se quella volta era allo stadio o al cinema. E poi ancora un altro, al 79′ è la volta di Insigne che con un piattone destro supera il turco e la chiude lì. Non avevamo neanche ripreso i nostri posti che ci tocca festeggiare di nuovo. Adesso bisogna solo aspettare che finisca lo spettacolo, il cronometro si è mangiato quasi tutto il tempo di recupero,  e chi lo aveva mai fatto il conto alla rovescia al cinema… oooooooooooooolé, tre fischi, Mancini abbraccia, Vialli ride, titoli di coda e tutti a casa.

Mercoledì 16 giugno si replica con Italia-Svizzera, intanto l’arena si è svuotata, riaccendono le luci, l’uomo sul balcone riporta la sedia dentro e spegne la sua.

CineVillage Parco Talenti dall’11 giugno al 5 settembre
Via Arrigo Cajumi angolo via Ugo Ojetti
Biglietti: 5 euro (prezzo unico)
Abbonamenti: 10 ingressi: 40 euro; 5 ingressi: 22 euro
Lazio Youth Card: 4 euro*
Possessori di Bibliocard: 4 euro*
www.cinevillageroma.it

*Le riduzioni dovranno essere acquistate in biglietteria e sono valide per l’intera manifestazione ad esclusione delle serate con eventi speciali e anteprime.

CineVillage Parco Talenti è un progetto promosso da Roma Culture, vincitore dell’Avviso pubblico Estate Romana 2020-2021-2022 curato dal Dipartimento Attività Culturali ed è realizzato in collaborazione con SIAE. La manifestazione è organizzata con il contributo di Roma Capitale, il sostegno della Regione Lazio e patrocinata dal Municipio Roma III e da Roma Lazio Film Commission. Si svolge in collaborazione con CONI Lazio e il supporto di Impreme Spa e di numerosi partner.

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