fbpx
Sul set de Il fiore delle mille e una notte © Roberto Villa

di Ludovico Cantisani

Roberto Villa (Genova, 1937) è un fotografo e operatore culturale italiano. Nel 1957 costituisce la società AudioVisualCommunication, studio fotografico e pubblicitario attivo anche in progetti didattici che portano Villa a collaborare, fra gli altri, anche con Bruno Munari. Dopo un percorso di studi oltreoceano al MIT, inizia nel 1967 l’attività di fotografo, collaborando con riviste come Vogue, Harper’s Bazaar, Playboy ed Esquire. Nel 1973 compie un importante viaggio nello Yemen e in Iran al seguito della troupe di Pier Paolo Pasolini, che in quel momento stava girando Il fiore delle Mille e una notte, con il quale Villa stringe una breve ma folgorante amicizia.

Nel 2008 Roberto Villa ha donato alla Cineteca di Bologna il suo archivio, fotografie, pubblicazioni e prezioso materiale tecnico audio, video e fotografico utilizzato durante tutta la sua attività, con un particolare focus sulle settimane trascorse al fianco di Pasolini. Questo materiale ha trovato una prima sistemazione nel volume L’Oriente di Pasolini, pubblicato nel 2011 a cura di Roberto Chiesi per la Cineteca di Bologna, catalogo di un’importante mostra degli scatti di Villa sul set de Il fiore delle mille e una notte. Questo mese (novembre 2021) è prevista l’uscita del libro fotografico Gli Orienti di Pier Paolo Pasolini, un pregevole volume edito da NFC con interventi di Roberto Chiesi, Angela Felice e Paolo Nutarelli.

L'Oriente di Pier Paolo Pasolini nelle fotografie di Roberto Villa

Come ha conosciuto Pier Paolo Pasolini e come si è sviluppato il vostro rapporto nella prima metà degli anni settanta?
Nel 1972, a Milano, avevo appreso dalla stampa che Pasolini sarebbe stato presente ad un incontro che toccava i temi del cinema e le nascenti TV commerciali, dove si discuteva di come tagliare i film in TV per inserire la pubblicità ed i registi non apparivano contenti.
Allora il problema era, per i neo produttori TV, non infastidire lo spettatore ma non perdere la pubblicità, in qualità di ingegnere elettronico specializzato in broadcast TV non potevo mancare e, non di meno, per il mio interesse, d’incontrare Pasolini.
Mi sono recato a quell’appuntamento dove ho effettuato una serie di riprese in bianco e nero e colori ma, cessato l’incontro, ho avvicinato Pasolini chiedendogli se avesse voglia e tempo per parlare di linguistica cinematografica e del linguaggio del suo cinema.
Mi ha guardato perplesso, avevo la fotocamera appesa al collo, certamente i temi che proponevo non erano quelli propri dei fotografi, poi dopo avermi indicato i suoi recapiti mi ha detto “Sto per partire per il Medio Oriente …” poi, quasi ragionando ad alta voce “… però potrei dire alla produzione che c’è un fotografo sul set, se vuoi venire …“.
Qualche tempo dopo lo raggiungevo ad Aden da dove siamo ripartiti per le diciotto località delle riprese sul cui set sono rimasto oltre tre mesi e mezzo riportando l’unico documento sul film, documento che dal 1973 gira il mondo.
A Settembre del 1973 ho incontrato ancora Pasolini a Roma Cinecittà, per un rifacimento in sede locale.
Avevo portato un raccoglitore di venti pagine, ciascuna di venti diapositive, e mentre le osservava attentamente diceva, con grande autenticità, e come se non fosse stato presente “Ma che bei posti, che bei colori” poi, concludendo “Hai fatto un film, dove tu eri il regista ed io l’attore”!

Come era organizzato il set de Le mille e una notte e quale era il suo ruolo ufficiale?
Tutto all’italiana, uno staff di quaranta persone operanti in modo molto, molto artigianale, gestito da PPP con l’architetto Dante Ferretti, quello che, successivamente, riceverà ben tre premi Oscar.
“Il set di un artigiano, dove convivono le maestranze del cinema classico, i volti popolari che Pasolini aveva portato dall’Italia e le facce antiche che aveva trovato” sul posto, al punto che, in uno scambio fertile tra finzione e realtà, “si fa molta fatica a capire i margini del set, dove finisce e dove inizia la realtà dei luoghi”. Ecco la descrizione del Direttore della Cineteca di Bologna, Gianluca Farinelli, dopo aver visto le foto.

È vero che Pasolini lo aveva annunciato come il suo film “più colorato”?
Si, lo aveva dichiarato, “Un film coloratissimo”, e guardando gli abiti tutti, in particolare quelli per la cerimonia di insediamento del re, nelle riprese fatte ad Isfahan nella Moschea del Venerdì, appare molto chiaro, Donati il creatore degli abiti, aveva realizzato una fantastica e fantasmagorica serie di jelabal per tutti i cortigiani che avrebbero accolto il re.
La fotocamera restituisce, con la sua immagine a colori, solo una piccola parte di quella «realtà» più forte e potente del «reale»

Come continuò la sua frequentazione di Pasolini dal 1973 al 1975, l’anno della sua morte?
Non è continuata si è interrotta per i reciproci impegni, ma in alcuni articoli, prima della sua scomparsa, ho avuto il piacere di leggere il cambiamento del suo punto di vista su molti argomenti che ci hanno visto discutere intensamente.

Non altrettanto noto ma altrettanto importante del percorso di Pasolini come cineasta è stata la sua traiettoria come teorico, teorico del cinema e del teorico del linguaggio tout court. Durante le vostre conversazioni, quale importanza Pasolini attribuiva alla distinzione tra langue e parole, che sarebbe stata poi centrale in Empirismo eretico?
La concezione linguistica di PPP era ben definita e, proprio per questo aveva avuto lunghi dibattiti con i più grandi studiosi del suo tempo, per Pasolini “Il Cinema è il linguaggio del reale”.
Ma un’affermazione così impegnativa non ha trovato un convincente ed adeguato supporto teorico cosi come pragmatico talché l’empirismo, fornendo risultati palesemente “anomali”, diventerebbe eretico anche per il cambiamento di prospettiva del suo stesso estensore.

Da un punto di vista figurativo, quanto sui suoi set Pasolini si dimostrava attento e rispettoso della tradizione pittorica italiana?
La visione pittorica di Pasolini nel suo cinema, anche al di fuori di una attenta analisi, appare costante e non solo per la pittura italiana ma in un senso molto più allargato ed inclusivo.

Secondo lei, quanto si faceva sentire in questo la lezione di Roberto Longhi?
Le citazioni, palesi o meno, in molti film evidenziano, per lo spettatore attento, una conoscenza non casuale proprio nelle immagini degli argomenti che PPP tratta per lo schermo.

Come ha saputo dell’assassinio di Pasolini e quali sensazioni ha provato nell’apprendere la notizia?
Dalla TV e poi dalla stampa, le sensazioni provate sono state forti sia fisicamente sia intellettualmente accompagnate da un gran senso di smarrimento finale che si riattiva ancor oggi al solo pensiero, anche se a tanti anni di distanza.

Quanto ha seguito il dibattito giudiziario ed extragiudiziario sulla sua morte?
Ancora oggi seguo quanto appare emergere su quella terribile e tragica vicenda dalla matrice oscura.

Come ha proseguito la sua opera di divulgazione del pensiero e dell’immaginario pasoliniano dal 1975 ad oggi?
Avevamo, mia moglie Rosalba ed io, già attivato la divulgazione del lavoro di Pasolini de Il Fiore delle mille e una notte fin da subito, cioè dalla stessa fine del 1973, iniziando a collaborare con quelle che oggi sono diventate 150 Ambasciate Italiane, 162 Consolati ed 84 Istituti Italiani di Cultura, con le centinai di cambiamenti quadriennali di Ambasciatori, Consoli, Direttori degli IIC e un numero infinito di Università, Cineteche, Comuni Italiani ed Associazioni Internazionali.

Lei è uno degli amministratori della pagina Facebook “Pier Paolo Pasolini – Le Pagine Corsare”, uno dei gruppi di discussione su P.P.P. più numerosi e più animati. Quanto pensa che Facebook abbia agevolato la diffusione del pensiero pasoliniano, e quanto invece può aver contribuito a una sua banalizzazione o distorsione?
Quella pagina mi vede cassare otto post su dieci, per le comunicazioni improprie, quelle offensive per la memoria di PPP, per le autocelebrazioni di molti, e così via, per certo se molte pagine di questo tipo fossero presenti sui social forse molti luoghi comuni del pensiero corrente non sarebbero presenti e così dannosi.

Risalgono a pochi anni fa le foto della “poetessa del rock” americano Patti Smith in visita a Casarsa della Delizia, alla mostra delle foto da lei scattate durante il viaggio in Medio Oriente con Pasolini. Quanto Patti Smith conosceva il cinema, la poetica e il pensiero politico di Pasolini?
Con sorpresa di noi tutti, Patti Smith conosceva molto del Cinema di Pasolini, che seguiva già dagli anni ’70, così come conosceva, e ne condivideva l’impianto ideologico, per averne letto i testi.

Quali altre figure pubbliche italiane o straniere ha conosciuto negli anni, che hanno rivelato un inaspettato legame con il pensiero di Pasolini?
Che dire, troppi, dai nostri Ambasciatori che mi rammentavano Il pianto della Scavatrice a chi citava brani di Accattone alle Direttrici della Cinemateca di Buenos Aires a quella di Vienna, e così via.

Gli Orienti di Pier Paolo PasoliniÈ di imminente uscita il suo libro Gli Orienti di Pier Paolo Pasolini. Il fiore delle mille e una notte. Viaggio fotografico di Roberto Villa nel cinema pasoliniano, edito da NFC Edizioni. Quali foto sono confluite nel volume, e chi ha curato la parte di interventi saggistici oltre a lei?
Non ricordo il numero esatto delle foto, ma sono circa quattrocento, delle ottomila scattate in quegli oltre cento giorni in giro per il Medio Oriente.
Il testo, anche autoironico, dà senso alle fotografie che, senza una traccia di localizzazione “socio storica” possono apparire brutte o belle a secondo di chi le guarda ma nulla di più.
Ho avuto il piacere di ottenere brevi presentazioni saggistiche da parte della Prof Angela Felice, allora Direttore del Centro Studi PP Pasolini di Casarsa, del Prof Roberto Chiesi, responsabile della divisione Pasolini della Cineteca di Bologna e del Pittore Paolo Nutarelli esperto di linguaggio dell’immagine.

Come pensa che proseguirà la sua testimonianza del pensiero di Pasolini e del suo incontro umano con lui, da adesso in poi?
Il mio pensiero è rivolto, come lo è da sempre, verso i giovani, che sono affascinati dalla possibilità di comprendere il film oltre la banalità del racconto. Spero che il libro venda molto per darci la possibilità di portare dove sia possibile la presenza di Pasolini, con il suo pensiero e con la modesta testimonianza che personalmente posso apportare.

Nella foto d’apertura, Giuseppe Ruzzolini, Pier Paolo Pasolini e Alessandro Ruzzolini sul set de Il Fiore di mille e una notte, in Iran. Foto di Roberto Villa

Share Button
Write a comment:

*

Your email address will not be published.

© 2016 ANEC Lazio | via Vicenza, 5/a 00185 Roma | P.Iva 04922311008

logo-footer

SOCIAL            / powered by Daniele Pizzichelli