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Spider-Man: No Way Home © Sony Pictures

di Ludovico Cantisani

File di decine di persone alle casse dei cinema. Giovani, a volte giovanissimi: bambini, adolescenti, universitari. Sold out fisso per gli spettacoli serali in molti cinema lungo tutto la penisola. Il pubblico che più volte applaude in sala a scena aperta, nei momenti più emozionanti e sorprendenti del film, certo costellato di colpi di scena.

Un dibattito social che, nelle forme più diverse, dalle fan theories ai meme, nelle ultime settimane non ha fatto altro che aumentare, fino ad arrivare alla data fatidica: il 15 dicembre. Era questa, infatti, la data prevista per l’uscita italiana di Spider-Man: No Way Home, terzo capitolo della prima trilogia del nuovo Uomo Ragno interpretato da Tom Holland per il Marvel Cinematic Universe: uno dei film più attesi degli ultimi anni, complice anche la presenza nei ruoli di comprimari di altre due star hollywoodiane come Zendaya e Benedict Chumberacht e la diceria sempre più insistente che, accanto a Tom Holland nel film sarebbero riapparsi anche Tobey Maguire e Andrew Garfield a riprendere i panni dell’Uomo Ragno da loro interpretato in precedenti versioni cinematografiche del personaggio.

Certo è che scene così non si vedevano da anni, dall’aprile 2019 in cui uscì un altro kolossal della Marvel, Avengers: Endgame, che raccontava le avventure di decine di supereroi diversi nella loro vendetta contro il supercattivo Thanos. In questo Spider-Man: No Way Home non si parla più della fine del mondo, ma della nascita del Multiverso: o meglio dell’eventualità che, all’interno dell’MCU, si possa adesso passare attraverso diversi universi paralleli usando i trucchi magici del Doctor Strange. La premessa può sembrare un po’ arzigogolata, ma la trama è risultata vincente e accattivante: in un solo giorno di programmazione, Spider-Man: No Way Home è riuscito a guadagnare nelle sale italiane ben 3 milioni di euro, una cifra record raramente uguagliata, in un giorno peraltro feriale, la migliore apertura di sempre per la Sony Pictures Italia che, tradotta in termini più “umani”, corrisponde a circa 400.000 spettatori. Nei giorni successivi, No Way Home ha continuato a incassare quotidianamente quasi sempre più di un milione di euro a giornata, arrivando, al termine del primo weekend di programmazione, alla notevole cifra di  più di 11 milioni per un totale di quasi un milione e mezzo di spettatori.

Il successo riscosso dal nuovo Spider-Man è chiaramente un successo internazionale: le platee attendevano il film da mesi, per non dire da anni, soprattutto adesso che la Disney è riuscita nel non facile intento di far arrivare i suoi film anche in paesi come la Cina, censura permettendo. Con un budget stimato attorno ai 200 milioni di dollari, No Way Home, uscito tra il 15 e il 16 dicembre in contemporanea in gran parte dei paesi del mondo, è riuscito praticamente a raddoppiare l’intera cifra nel primo weekend di programmazione. È scontato che supererà il miliardo di euro di incassi, e potrebbe andare molto più su. Dopo che negli ultimi tempi sinanche titoli della Marvel come Black Widow ed Eternals avevano mostrato difficoltà a riportare il pubblico in sala, Spider-Man: No Way Home sembra riportarci ai fasti che c’erano prima del Coronavirus.

Cosa ha reso il film così atteso, e cosa permette alla Marvel di lasciare ai suoi fan diversi appuntamenti annuali a cui rispondono quasi sempre con così tanto entusiasmo? La risposta non può che essere molteplice: è un insieme di iconicità, fidelizzazione, effetto-nostalgia, produzioni ineccepibili e una grande attenzione nel dosaggio fra gli elementi drammatici, le linee comiche e i passaggi più “relatable” in cui i supereroi di turno sembrano assumere tratti più umani con cui il pubblico può facilmente empatizzare. L’effetto-nostalgia era particolarmente spiccato in questo No Way Home: infatti, non volendo “spoilerare” se i due precedenti Spider-Man di Maguire e Garfield effettivamente appaiano nel film o no, possiamo certo dire che, come rivelato già dai trailer, nel film appena uscito ritornano alcuni villain (“cattivi”) con cui l’Uomo Ragno si è scontrato negli ultimi vent’anni di cinema, in primis l’iconico Doctor Octopus di Alfred Molina e il mefistofelico Green Goblin di un superclasse della recitazione del calibro di Willem Defoe. Bene o male, molti degli spettatori che sono nati dagli anni ottanta in poi sono cresciuti, cinematograficamente parlando, con i film di supereroi: prima c’è stato la trilogia di Spider-Man di Sam Raimi, il cui primo capitolo è uscito nel 2002 quando ancora il mondo era scioccato dall’11 Settembre, poi, anche sulla falsariga di un’elaborazione cinematografica di quanto accaduto, è arrivata la più cupa trilogia del Cavaliere Oscuro di Cristopher Nolan; nel 2008 ha iniziato a palesarsi sui nostri schermi l’ininterrotta serie di film che compongono il Marvel Cinematic Universe, mentre già da diversi anni andava avanti il franchise degli X-Men conclusosi nel 2019. Un simile raduno di vecchie facce come quello che promette “No Way Home” ha avuto il prevedibile effetto di riportare al cinema spettatori che magari non erano neanche i più aggiornati sugli ultimi sviluppi dell’MCU, garantendo a No Way Home questo “esordio col botto”.

“Per le sale è una scossa benefica, un film molto atteso che conferma il suo appeal e tutte le previsioni”, ha commentato con l’Ansa Mario Lorini, presidente ANEC. “Questo debutto eccezionale dimostra che l’esperienza in sala è differente da tutte le altre e non è morta. Bisogna continuare a lavorare affinché, in sicurezza come stiamo facendo ora, torni ad essere un’abitudine per tutti i target”. “Un esordio straordinario per il supereroe più amato di sempre che conferma ancora una volta, in un momento complesso come quello che stiamo vivendo, la grande voglia di cinema e l’unicità dell’esperienza in sala“, gli ha fatto eco Thomas J. Ciampa, Senior Vice President di Warner Bros. Entertainment Italia. Il successo riscosso da No Way Home è un segnale incredibilmente positivo per l’intera filiera delle sale. Sarà certo importante, negli anni a venire, lavorare a partire dalle scuole a una vera e propria “educazione” del pubblico al linguaggio audiovisivo, per far sì che un fenomeno tanto importante e tanto capillare non si limiti solo ai film dei supereroi, ma possa sostenere anche altro genere di produzione: ma intanto, mentre arrivano nelle nostre sale altri titoli molto attesi e rimandati più volte dalla pandemia come il Diabolik dei Manetti Bros. e anche l’all-star drama House of Gucci di Ridley Scott, l’importante è celebrare la magia della sala in tutte le sue forme.

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