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Oden Cinema Covent Graden London ©Giorgia Vaccari

L’esperienza di vedere un film in sala è per sua natura magica e ipnotica: la forza del grande schermo, la presenza avvertita di altre persone nella penombra, sulle poltrone, l’audio che proviene dai muri, le immagini che scorrono davanti ai nostri occhi… tutto questo rende la visione di un film in sala qualcosa di irripetibile stando a casa, un’occasione sociale unica nel suo genere, più vicina al rito che alla semplice uscita con gli amici. A volte, stando in sala, abbiamo avuto la sorpresa di vedere anche nello schermo una sala di cinema: numerose pellicole, spesso di culto, hanno celebrato il fascino della visione condivisa in sala, elevandosi a veri e propri manifesti della settima arte.
Mentre in sala è arrivato One Second, dichiarazione d’amore al cinema da parte del noto regista cinese Zhang Yimou che vede protagonista un anziano proiezionista inviso al regime negli anni della Rivoluzione Culturale, vediamo altri cinque film che, negli anni passati, hanno celebrato il fascino dell’esperienza cinematografica sul grande schermo.

Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore
In una lista così non può mancare l’opera seconda del regista siciliano Giuseppe Tornatore, datata 1988 e vincitrice del premio Oscar per il Miglior film straniero. Capitanata da un cast stellare composto da Jacques Perrin, Philippe Noiret e il giovane Salvatore Cascio, il film racconta in flashback l’infanzia e l’adolescenza di Salvatore, un regista di fama che, dopo aver lasciato da adolescente il paese siciliano in cui è cresciuto non vi ha più fatto ritorno. La notizia della morte del proiezionista nell’unico cinema del paese, suo mentore per tutta l’infanzia e l’adolescenza, diventa per Salvatore l’occasione per trovare il coraggio per tornare nel paese, mentre nella sua memoria scorrono i ricordi legati alla sala parrocchiale, il Cinema Paradiso. Una celebrazione del grande schermo unito al ricordo affettuoso dei tempi in cui la Chiesa poteva intervenire a censurare le scene romantiche rende Nuovo Cinema Paradiso un’avventura nei ricordi e nelle emozioni di ciascuno di noi, che poggia tutta sull’universalità dell’esperienza in sala e sulla nostalgia per un’adolescenza perduta.

Dèmoni di Lamberto Bava
Di tutt’altro genere è Dèmoni, film del 1985 diretto da Lamberto Bava, co-sceneggiato e prodotto da Dario Argento, che sin dal momento della sua uscita è assorto a vero e proprio cult internazionale del cinema horror. L’intuizione alla base del film è potente: con un colpo di coda metacinematografico, una sala cinematografica misteriosa situata nel cuore di Roma e infestata da demoni, fantasmi e altre apparizioni non può che riflettere l’esperienza stessa del pubblico che lo vedeva al momento della sua uscita, seduto in una sala simile a guardare Dèmoni proiettato sul grande schermo. Anche grazie alla colonna sonora del frontman dei Goblin Claudio Simonetti, Dèmoni è una sconcertante esperienza cinematografica e, anche se con tutt’altri toni rispetto a Nuovo Cinema Paradiso, vuole anch’essa celebrare la potenza del cinema sul grande schermo, la sua capacità di evocare fantasmi, feticci ed altri misteri provenienti dalla nostra psiche.

The Dreamers di Bernardo Bertolucci
Una celebrazione così sentita del cinema e della sua forza anche politica non poteva che provenire da uno dei maestri indiscussi della settima arte, il premio Oscar Bernardo Bertolucci. Penultimo film del grande regista parmigiano, The Dreamers è ambientata nella Parigi degli anni sessanta, la stessa Parigi dove si svolgevano le vicende del più noto Ultimo Tango, e narra l’amicizia fra tre giovani, uno studente americano e due gemelli della buona borghesia francese, sullo sfondo del Sessantotto, del Maggio parigino e dell’occupazione della Cineteca di Parigi. Sentito omaggio alla Nouvelle Vague e agli anni della Contestazione che avevano coinciso con la formazione del giovane Bertolucci, The Dreamers ricostruisce in maniera convincente gli eventi di quei mesi a distanza di più di tre decenni. L’amore per la pellicola e per l’esperienza della visione in sala che trasuda dal film è ben rappresentato dalla battuta più nota di The Dreamers: “Ero diventato membro di quella che in quei giorni era una specie di massoneria, la massoneria dei cinefili, quelli che chiamavamo malati di cinema. Io ero uno degli insaziabili, uno di quelli che si siedono vicinissimi allo schermo. Perché ci mettevamo così vicini? Forse era perché volevamo ricevere le immagini per primi, quando erano ancora nuove, ancora fresche, prima che sfuggissero verso il fondo, scavalcando fila dopo fila, spettatore dopo spettatore, finché, sfinite, ormai usate, grandi come un francobollo non fossero ritornate nella cabina di proiezione”.

 

Il favoloso mondo di Amélie Poulain
Un primo piano sugli occhi incantati di Amélie Poulain al cinema, in una scena del film diretto da Jean-Pierre Jeunet nel 2001.


Il favoloso mondo di Amélie
di Jean-Pierre Jeunet

Il favoloso mondo di Amélie di Jean-Pierre Jeunet, uscito nel 2001, è stato un instant cult del cinema europeo. Il film racconta le vicende della parigina Amélie Poulain, giovane cameriera in un bar di Montmartre, che passa il tempo ad osservare la gente, lasciando vagare la propria immaginazione. Un giorno la ragazza trova per caso una scatoletta dietro una piastrella del muro del suo appartamento, e questo ritrovamento le cambierà la vita. Il favoloso mondo di Amélie è un inno alla capacità del cinema di trasfigurare la realtà e di illuminarla fin nei dettagli più reconditi: in una delle scene più note, la giovane Amélie va in una sala cinematografica confidando in voice-over al pubblico del suo film: “Mi piace molto voltarmi nel buio e osservare le facce degli altri spettatori. E poi mi piace cogliere quei particolari che nessuno noterà mai. Invece non mi piace, nei vecchi film americani, quando il guidatore non guarda la strada”. Una frase-manifesto di tutta una concezione romantica della sala che in questo periodo di feste ci fa piacere ricordare.

C’era una volta ad Hollywood di Quentin Tarantino
C’era una volta ad Hollywood, nono e al momento ultimo film del premio Oscar Quentin Tarantino, è stato uno dei film più attesi e acclamati del 2019, complice anche la sua azzeccata scelta di cast che riuniva per la prima volta sullo schermo Brad Pitt e Leonardo Di Caprio affiancandoli a un’altra star del calibro di Margot Robbie. Ambientato nella Los Angeles degli anni sessanta, C’era una volta ad Hollywood celebra il cinema in tutte le sue forme, dal set fino alla sala: Di Caprio e Brad Pitt interpretano rispettivamente una star western in declino e la sua controfigura, mentre Margot Robbie veste i panni di Sharon Tate, la prima moglie di Roman Polanski tragicamente uccisa dalla setta di Charles Manson nell’agosto 1968. Se il finale del film porta all’estremo la capacità che ha il cinema di raccontare ed eventualmente modificare la Storia realmente accaduta, una delle scene più magiche di C’era una volta ad Hollywood è quella in cui Sharon Tate/Margot Robbie va al cinema a vedere un film interpretato da lei stessa, deliziandosi a rivedersi sul grande schermo. Il cinema come grande specchio di noi stessi e della società in cui viviamo: ancora una volta, un’esaltazione della sala e dei suoi poteri magici.

L.C.

In apertura, una foto del cinema Odeon, nella zona di Covent Garden, a Londra (foto © Giorgia Vaccari)

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