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Morrison

di Leonardo Rafanelli

Musica e cinema hanno un rapporto di vecchia data. I videoclip da una parte e le colonne sonore dall’altra, sono due elementi familiari che fanno ben capire quanto ormai sia difficile scindere le immaginazioni e le fruizioni musicali da quelle visive.

Il mezzo cinematografico più volte ha provato a mettersi dalla parte dell’osservatore per raccontare quel mondo sonoro a cui tanto deve: ne sono usciti film che omaggiano la musica attraverso favole moderne, poemi epici contemporanei che cantano di epopee più o meno amare, e anche revival celebrativi che seguono il filo dei ricordi di band storiche, attraverso un memoir distorto come il suono delle chitarre hot rodded degli anni ’80.
Federico Zampaglione, con il suo Morrison, prova a fare un’operazione difficile: raccontare quel mondo sotterraneo in cui la musica se ne sta lontano dai riflettori e dalle glorie, alimentandosi di aspirazioni, velleità, desideri e sogni.

Partiamo col dire che Zampaglione, frontman dei Tiromancino e attivo sulla scena italiana da oltre 30 anni, il mondo della musica lo conosce bene. Ma non è estraneo neppure a quello del cinema, visto che con questa ultima regia arriva al quarto lungometraggio. Questa è una storia anomala nella sua filmografia, con cui si allontana nettamente dalla sua predilezione per l’horror. Si tratta però di una vicenda che lo tocca sul personale, e per raccontarla Zampaglione sceglie la via delle contrapposizioni, accostando il personaggio archetipale di Libero Ferri – immagine della rockstar decaduta in un paese dove è storicamente difficile porsi come una rockstar – e la figura altrettanto archetipale del ventenne e aspirante musicista Lodo, che insieme alla sua band, i “Mob”, sogna il successo dal palco del Morrison, locale romano incardinato sulla musica live.
I due protagonisti si incontrano per caso, e cominciano a tessere la trama di un rapporto stile mentore-discepolo. Ma le dinamiche esistenziali, gli amori tormentati e lo spietato mondo degli “adulti” – qui nelle vesti compassate dei burattinai del music business – si metteranno in mezzo “corrompendo” sogni e desideri, e costringendo Lodo e Libero a fare i conti con loro stessi.

Dietro la narrazione sullo schermo c’è il romanzo Dove tutto è a metà, scritto da Zampaglione insieme a Giacomo Gensini. I due firmano insieme anche la sceneggiatura di questa pellicola, mettendo insieme un lavoro non esente da sbavature, ma che ha un obiettivo e lo persegue con grande tenacia. Al pari di un musicista sul palco, Morrison non si cura troppo di porsi sopra le righe, e passa senza indugio dal teen drama a note di crime movie, non senza qualche manierismo e qualche passaggio retorico. Eppure, è difficile depurare il tema del film da quella retorica che anima gli aneliti delle aspiranti rockstar, alimentati da un business che quell’immaginario stereotipato lo impacchetta e lo vende. Zampaglione decide di non preoccuparsene troppo, e riserva uno sguardo personale e affettuoso sia alle classiche conversazioni da sala prove, incentrate sul concetto di “spaccare alla grande”, sia a chi supera la soglia dell’anonimato e deve fare i conti con un meccanismo che pretende emozioni a comando da tradurre in successi. Non c’è inoltre molto spazio per la nostalgia, in Morrison: le chitarre iconiche del passato, orfane del rock, restano relegate a un ruolo scenografico, mentre prendono il sopravvento sonorità più contemporanee che portano la firma di Gazelle, Franco 126 e Tirmonancino. Nelle meccaniche di sempre, gestite in modo demiurgico dai discografici, irrompono i meccanismi dei like e dei follower. E il confronto tra i due protagonisti non è mai generazionale, ma è lo sguardo reciproco e senza tempo che si riservano coloro che hanno accettato i compromessi del successo e coloro che sognano di non doverci fare i conti.

Come detto, non si tratta di una pellicola esente da difetti: le valide prove attoriali di Lorenzo Zurzolo e di Giovanni Calcagno, nei panni dei due protagonisti, non sempre trovano un efficace contrappunto in quelle del resto del cast. La sceneggiatura, in certi passaggi, prende vie meccaniche per far progredire la narrazione verso l’obiettivo. Ma questo obiettivo, appunto, viene raggiunto, ed è qui che il film mostra il suo punto di forza: una volta che i pezzi sono al loro posto, emerge nettamente il ruolo della musica nelle esistenze dei personaggi che si muovono lungo i percorsi di questa storia di formazione. È qui che Zampaglione abbandona ogni forma di retorica e procede deciso, con lo sguardo di chi conosce l’argomento. Non c’è nessuna funzione salvifica della musica, non c’è un riscatto che passa dal palcoscenico, non c’è un rock ’n roll che può cambiare il mondo. Ma c’è qualcos’altro, viscerale e autentico, che in certi momenti può entrarti sotto la pelle, e può arrivare, in qualche modo, persino a proteggerti. “Ti può dare tanto, ma ti può togliere tutto”, si dice in una scena. Il soggetto, qui, non è la musica in senso alto, ma la dinamica che segna il professionismo dei musicisti. Le passioni che stanno dietro a tutto questo, sembra dirci il regista, sono invece incorruttibili: restano lì, si insinuano nelle pieghe dell’esistenza, e con essa creano, talvolta, una suggestiva armonia.

Domenica 20 Giugno alle 20.30 Federico Zampaglione incontra il pubblico al CineVillage Parco Talenti di Roma. A seguire la proiezione del film

CineVillage Parco Talenti dall’11 giugno al 5 settembre
Via Arrigo Cajumi angolo via Ugo Ojetti
Biglietti: 5 euro (prezzo unico)
Abbonamenti: 10 ingressi: 40 euro; 5 ingressi: 22 euro
Lazio Youth Card: 4 euro*
Possessori di Bibliocard: 4 euro*
www.cinevillageroma.it

*Le riduzioni dovranno essere acquistate in biglietteria e sono valide per l’intera manifestazione ad esclusione delle serate con eventi speciali e anteprime.

CineVillage Parco Talenti è un progetto promosso da Roma Culture, vincitore dell’Avviso pubblico Estate Romana 2020-2021-2022 curato dal Dipartimento Attività Culturali ed è realizzato in collaborazione con SIAE. La manifestazione è organizzata con il contributo di Roma Capitale, il sostegno della Regione Lazio e patrocinata dal Municipio Roma III e da Roma Lazio Film Commission. Si svolge in collaborazione con CONI Lazio e il supporto di Impreme Spa e di numerosi partner.

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