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La Biennale di Venezia: il cinema al tempo del Covid

Un diario per immagini per raccontare dietro le quinte l’edizione 2020 della Mostra del Cinema: lo ha realizzato Andrea Segre, con la speranza di poter celebrare il ritorno del pubblico nei festival e nelle sale cinematografiche

Il 2020 passerà certamente alla storia come l’anno del Covid: un annus horribilis sotto tanti aspetti, non ultimo quello delle limitazioni della libertà personale, inclusa quella di poter liberamente fruire di quelle attività culturali che un tempo erano normali, cinema in primis.
Una condizione che ha portato purtroppo a una notevole sofferenza di tutto il comparto produttivo di settore, e delle sale cinematografiche in particolare.
E se la situazione sembra, lentamente, andare verso una sua soluzione, non dobbiamo certo dimenticare quello che è stato: senza angosce, ma con la giusta coscienza critica.

È proprio da queste considerazioni che muove La Biennale di Venezia: il cinema al tempo del Covid, il documentario di Andrea Segre che rappresenterà la preapertura della 78° Mostra del Cinema di Venezia (con proiezione ufficiale martedì 31 agosto alle 18.30, nella Sala Darsena), per attivare la riflessione sull’esperienza di cosa abbiamo vissuto e ancora stiamo vivendo, come cittadini e come spettatori.
Prodotto dalla Biennale di Venezia con Rai Cinema e Istituto Luce Cinecittà, La Biennale di Venezia: il cinema al tempo del Covid vuole essere un diario per immagini – originali e d’archivio – del “dietro le quinte” della Mostra 2020, definita “la più drammatica e straordinaria edizione del Festival di Venezia”, svoltasi con le limitazioni imposte dai protocolli di sicurezza dovuti alla pandemia.

Quella dell’anno scorso è stata certamente una prima assoluta e inaspettata per una manifestazione internazionale di cinema, a confronto con un evento e in condizioni eccezionali, ma coronata dall’impegno di portare a termine un cartellone, le proiezioni, i premi, insomma tutto quanto fa Biennale, al di là di tutti i dubbi e le evidenti difficoltà.
Una “straordinaria normalità” che Andrea Segre ci racconta attraverso le immagini e le voci di chi sta dietro la grandiosa e articolata macchina del festival: non solo le figure “classiche”, come operatori, fotografi, giornalisti e critici, ma anche quelle assolutamente contingenti, come gli operatori sanitari, gli addetti alle pulizie e alle sanificazioni.
Un diario di bordo tanto sintetico quanto efficace (dura 43 minuti), che si riallaccia per contrasto a un’altra narrazione parallela, quella della memoria, con i backstage della storia del festival, illustrati dai repertori filmici dell’ASAC, l’Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale di Venezia, e dall’archivio storico Istituto Luce.

Emerge da questo confronto una differenza sostanziale tra la Venezia spensierata del passato, tra pubblico e riti mondani (definita “luogo mitologico, capitale dell’immaginario cinematografico e repubblica degli spettatori”) e quella speciale imposta dal Covid, ma anche la vera forza di un festival che per la prima volta ha dovuto cambiare, ridefinendosi tra distanziamenti e controlli, ma è riuscito comunque a resistere e ad esistere.

“L’anno scorso – racconta Andrea Segre, veneziano di Dolo – la Biennale mi ha chiesto di documentare un’edizione forse unica, forse storica della Mostra del Cinema, quella organizzata nel corso di una pandemia globale. Ero impegnato in un altro lavoro e avevo pochi giorni a disposizione, ma la sfida era bella e l’ho accettata. Ne è nato un piccolo diario filmato, non posso chiamarlo film, sono appunti in presa diretta di un pezzo inatteso della storia della Mostra e del cinema, sono semplicemente uomini e donne incontrate nel cuore della Mostra, che riflettono su quanto stanno e stiamo vivendo”.                    G.P.

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