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The Murders of Oiso di Takuya Misawa

di Giorgia Sallusti

Se state guardando The Murders of Oiso di Takuya Misawa, probabilmente avrete bisogno di armarvi di pazienza per raccapezzarvi nella serie di delitti avvenuti in questa scialba cittadina sulla costa del Pacifico giapponese. La breve durata del film – appena settantanove minuti – non sembra mettere fretta al regista, il quale non si premura di arrivare a un dunque. Noir rurale che non teme i tempi morti, il titolo originale è Aru satsujin, rakuyō no koro ni («Un omicidio, quando cadono le foglie»). Imperscrutabile e costruito ad arte, il film stuzzica lo spettatore lasciandogli immaginare tutte le cose orribili che potrebbero accadere appena distolto lo sguardo dallo schermo senza mai lasciarsi andare all’esplicito. 

Narrata da una voce guida di donna, la storia del film ruota intorno a quattro ragazzi, amici dalle superiori: Shun (Koji Moriya), Tomoki (Haya Nakazaki), Eita (Shugo Nagashima) e Kazuya (Yusaku Mori), che ora lavorano per la società di costruzioni della famiglia di Kazuya. Sono ancora giovani, eppure si ha l’impressione che gli anni migliori se li siano già lasciati alle spalle. Kazuya è un bullo grassoccio con occhi smorti e neri, insomma l’anima della festa. In una società in cui tutti sembrano essere sempre sul pezzo, i quattro ragazzi non lavorano mai, si incontrano per fumare, giocare a carte, concedendosi qualche furterello e piccoli traffici senza importanza. Tuttavia la dinamica del gruppo si incrina quando lo zio di Kazuya, che è stato anche il loro insegnante, muore in un bizzarro incidente e la comunità di Oiso scopre che il defunto aveva sposato segretamente una donna più giovane. I loro rapporti, immutabili fino a quel momento, si sfarinano, e il film si sforza di seguire le loro traiettorie sempre più autonome. Mentre la famiglia inizia la battaglia per accaparrarsi l’eredità e le azioni della ditta di costruzioni, Shun intreccia una relazione con la giovane vedova. La fragile quotidianità dei quattro si complica anche per via di Kazuya, che gioca un ruolo da qualche parte tra la figura paterna e il ras del quartiere, geloso di Eita che si gode la storia d’amore con Saki (Ena Koshino). Il gruppo di amici dapprima impenetrabile si sfalda, la chimica ne viene alterata irreparabilmente.

Misawa si alterna al montaggio con il produttore del film, il regista indipendente Fei-Pang Wong ma il risultato finale sembra eludere le domande seminate piuttosto che puntare alla chiarezza. Il regista stesso decide di apparire in un fotogramma come a voler timbrare l’opera, senza tuttavia lasciare il segno. La seconda parte del film è forse la più interessante, in particolare perché Misawa suggerisce anziché mostrare, gli accadimenti vengono a malapena evocati e se ne intravedono solo le conseguenze, anche grazie al ruolo chiave svolto dalla colonna sonora di Eiji Iwamoto. Non aiuta a lenire il senso di disorientamento la fotografia di Tin-Chun Liu, piena di ombre e zone oscure, così come sembra quasi volerci depistare la voce narrante, che ci conduce per mano dritti dritti in un vicolo cieco. I problemi della vita in una piccola città dimenticata, il solito bullismo, il sopravvenire dell’età adulta, le assenze familiari e i problemi della vita in un’azienda-casa si annacquano, e non sarebbe neppure una gran perdita se non fosse che non si capisce cosa stia succedendo altrove. 

Mentre Chigasaki Story (2014), il debutto cinematografico da regista di Misawa è un omaggio ai film di Yasujirō Ozu, questo suo secondo lungometraggio guarda più alle narrazioni frammentate di Nicolas Roeg. Coproduzione Giappone–Corea del Sud–Hong Kong, The Murders of Oiso devia l’attenzione a ogni svolta mettendo lo spettatore di fronte a un rebus la cui soluzione non è detto gli interessi troppo. «It happened a while ago. No, I’d rather say it’s happening now» sentiamo dire dalla voce narrante, una frase che restituisce bene il sovrapporsi delle linee temporali, i tagli, il ritmo pachidermico di un film breve che si prende il lusso di non sciogliere nessuno dei nodi della narrazione. L’irresolutezza dell‘intreccio, indeciso se indagare gli omicidi e le scomparse di Oiso oppure le vicissitudini esistenziali degli sfaccendati protagonisti, schiaccia tutto il film su un’atmosfera, quella indicata dalle musiche e dalla fotografia. Una nebbia che non si dirada ma anzi avvolge la cittadina e forse anche le intenzioni del film.

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