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I cinema come spazi aperti alla musica, alla letteratura e al teatro in una nuova rassegna di proiezioni speciali

di Stefano Scanu

Uscendo dal viale alberato si intuisce la macchia nera e lucida del lago e poi subito la nebbia che in questo sabato sera d’autunno si è già mangiata tutte le macchine in divieto di sosta e buona parte del pubblico in fila al cinema. Sono venuti al Palma di Trevignano per vedere la musica.

Dopo aver fatto il giro del Lazio, essere passata per Pasolini al Nuovo Cinema Aquila della capitale, per John Chester al Moderno di Rieti e per Fantozzi al Virgilio di Bracciano, la rassegna I cinema “sale” della vita, arriva sull’altra sponda del lago e lo fa con le immagini di Tornatore ma prima di tutto sopra le note di Ennio Morricone. Il tour delle sale terminerà al Dream Cinema di Frosinone proiettando un documentario di Giuseppe Saponara dopo aver attraversato il Moderno di Bolsena con Monicelli e il Teatro Cinema Ariston di Gaeta con Luigi Comencini. (qui il programma completo).

Il pubblico intirizzito già bisbiglia, si frega le mani e fa frusciare i cappotti freschi di cambio di stagione mentre cerca il proprio posto, qualcuno butta un occhio all’arpa e alla tromba dimenticate sotto il grande schermo. Sembrerà strano ma il film non è il solo spettacolo di questa serata, Nuovo cinema Paradiso è il mastice che tiene insieme la musica di Ennio Morricone e i ricordi di quella grande stagione cinematografica.

Per una volta il Palma è una sala da concerto, un’aula magna, un diario pubblico e infine, fatalmente, anche un cinema; che poi forse sarebbe un altro modo per frequentarli, i cinema, magari in una somma esperienziale che mette insieme le contaminazioni del film, delle arti e del territorio. Insomma vuoi mettere vedere Accattone sprofondati nei vicoli del Pigneto o L’armata Brancaleone immersi in quella sgraziata campagna che Vittorio Gassman attraversava in sella al suo ronzino? Uscire dalla sala e riconoscere tutto ciò che prima era solo un innesto di luce e ombra su una tela, riambientarsi mentre la finzione del dentro si solidifica appena fuori; se non al cinema dove?

Nella foto in apertura, Lucia Antonacci e Mike Applebaum suonano le musiche composte da Ennio Morricone per Nuovo Cinema Paradiso al Palma di Trevignano per la rassegna I cinema “sale” della vita, . Qui sopra un primo piano di Mike Applebaum. (Foto di Stefano Scanu)

La sala non è solo un luogo di proiezione ma anche di circolazione di idee in cui una comunità si riconosce”, dice Claudio Giustini (uno degli organizzatori e coordinatori artistici insieme a Franco Montini e Roberto Ippolito) presentando la serata e l’iniziativa. E poi quale film migliore di questo per raccontare il desiderio dello spazio cinematografico? Dell’emozione in penombra in cui ogni cosa diventa intima e allo stesso tempo collettiva? Non è un caso che Nuovo cinema Paradiso sia stato usato in Spagna e a Parigi come simbolo del ritorno al film condiviso dopo il lungo soliloquio del lockdown e delle piattaforme streaming.

Ma non è ancora il momento per la pellicola, quando si abbassano le luci al posto dei titoli di testa attacca un arpeggio e a seguire una lunga nota di tromba che apre il tema musicale del film, dietro scorrono delle immagini in bianco e nero di Morricone mentre compone al piano o dirige l’orchestra, in una di queste addirittura ride. E non solo, ci sono tutti i baci tagliati dal censore don Adelfio e ricuciti da Alfredo/Noiret. In tutto ciò Lucia Antonacci pizzica le corde e Mike Applebaum (per intenderci quello che doppia la tromba ne La leggenda del pianista sull’oceano) soffia come volesse raffreddare il lago di Bracciano, ed è strano sentire una cosa viva al cinema, avere il timore di disturbare un artista con un colpo di tosse o sentire tutta la forza di un verso o di un assolo che ti arrivano caldi in faccia manco fossimo a teatro, che poi pure questo sarebbe un altro bel modo di ripensarli, i cinema, cioè farsi sopraffare prima dalla carne viva, dal nylon delle corde e dagli ottoni caldi per poi riscattarsi con la celluloide.

Il senso di questa rassegna è quello di un atto vitale del cinema, di un’affermazione dello spazio fisico e naturale del film, un momento per riaprire le sale dopo le limitazioni dell’emergenza sanitaria e lo scivolamento della fruizione verso le piattaforme online; lo ha intuito bene l’AGIS che con il sostegno della Regione e la collaborazione dell’ANEC Lazio si è attivata per mostrare le potenzialità sopite di questi luoghi facendoci accomodare registi, attori, fisici e musicisti, ognuno con il proprio sguardo unico e originale sul cinema. Per queste sale sono già passati Massimo Popolizio e Piero Spila, Milena Vukotic e Gabriele Mainetti mentre stanno per arrivare Cristina Comencini e molti altri ad aprire le finestre delle sale e cambiare l’aria.

Intanto il concerto è finito, si smonta il palco, in platea si fa ancora più buio e dalla cabina di proiezione parte un fascio di luce, prima fisso poi pulsante, mentre sullo schermo emerge l’insegna al neon che dà il titolo al film; lo spettatore smette i panni del musicofilo e veste quelli del cinefilo. Inizia l’ultima parte dello spettacolo di questo circo lacustre: l’inquadratura incornicia un vaso, man mano che si allarga si vede il mare, poi una terrazza e infine la cucina dove una madre anziana siede aspettando che qualcuno le risponda al telefono. Una manciata di scene dopo due grosse tende nere si scostano appena e dallo spiraglio fa capolino il volto del piccolo Salvatore Cascio detto Totò che ride, allarga gli occhi e spia il cinema, e forse anche un po’ noi qui seduti al buio del Palma.

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