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I Predatori di Pietro Castellitto

i predatori di pietro castellitto © matteo vieille

Pubblicato il 14 Giugno 2021.

di Mario Soldaini

C’è tanta verità nell’ironia leggera de I predatori di Pietro Castellitto. C’è il tempo di una narrazione troppo vera per lasciare gli spettatori indifferenti. Ed è una verità semplice, d’esordio, che attraversa Roma come una spada, che gioca sulle banalità e le perversioni di tutti i giorni provocando una realtà che se non fosse vera sarebbe certamente assurda. 

Pietro Castellitto porta in scena un grande sarcasmo che lacera la carne, che si libera da ogni etichetta, che sperimenta, che non fa ridere per nulla e che fa ridere tanto, che brucia, che racconta la vita nelle sue mille sfumature e nel farlo trova il coraggio di dire tutto in un nuovo modo, sfiorando i traumi e le consapevolezze di una società che vive la storia ripetendo la mediocrità di ogni giorno. È la monotonia tragica di una borghesia di apparenza che condivide la povertà intellettuale con una classe popolare, è l’assurdo che si nasconde nell’ordinario, nelle sofferenze di giovani studenti che tentano gesti eclatanti e che credono di risolverli con una bomba cui non riescono ad allontanarsi. 

i predatori di pietro castellitto @matteo-vieille

Un’immagine scattata da Matteo Vieille, sul set de I Predatori, con alcuni  interpreti del film.

I brutti sporchi e cattivi della vecchia commedia italiana sono qui ripresi e reinventati. Accade così che prede e predatori si confondono nella giungla di Roma in un intreccio che è prima di tutto narrativo. I personaggi sono abbandonati alla storia, la subiscono con la stessa passività con cui subiscono la vita, sono soli con le loro contraddizioni, sanno di esserlo e non fanno nulla per uscirne. Piuttosto si limitano a cercare rifugio in qualcosa di altro che possa restituire loro un senso e si ritrovano troppo tardi davanti ad una città che fagocita onnivora le esperienze, che illude ogni giorno, troppo tragica in quell’ironia che pure racconta. 

maria giulia de santis e pietro castellitto © matteo vieille

Maria Giulia De Santis e Pietro Castellitto in uno scatto di Matteo Vielle.

In una commistione di significati e di valori Castellitto rintraccia una propria morale individualistica che tratteggia in una ricerca – forse anche disperata – di nuovi valori. 

Castellitto sceglie di volere e prima di tutti i personaggi rinviene la sua morale e la racconta, mettendoci davanti a donne e uomini che non possono volere, che sono deboli, che non sono né bene né male ma sono al di qua di ogni valore. Castellitto sogna, desidera, sceglie, chiude i cerchi e ci lascia, senza coraggio, prede e predatori di un tempo ancora troppo lineare.

Immagine di apertura © Matteo Vieille

 

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